Archivio mensile:maggio 2011

Shakespeare li ha fatti morire tutti

Morire, dormire…nulla più. E dirsi così

con un sonno che noi mettiamo fine

al crepacuore ed alle mille ingiurie

naturali, retaggio della carne!

Hamlet, atto III, scena 1

Riflettevo con una mia amica ieri sera leggendo il monologo di Mercuzio sulla Regina Mab e pensavo al fatto che gli amori raccontati da Shakespeare sono tutti, inguaribilmente strazianti. L’amore è sofferto, agognato, persino in “Molto rumore per nulla” prima di trionfare passa attraverso l’atroce dubbio, la gelosia, il tormento e la rabbia. Normale amministrazione? Diciamo che Shakespeare è l’indiscusso poeta dell’amore e pare conoscesse davvero bene le dinamiche di questo sentimento che alimenta la nostra vita. Vivere d’amore vuol dire mettere in conto anche una buona parte di tempo passata a soffrire in maniera inenarrabile, a piangere, a dimenarsi, ad augurarsi di morire piuttosto che continuare a patire le pene dell’inferno amoroso. Ovviamente questo è l’apice che fortunatamente viene raggiunto solo da pochi, nel senso, esistono i suicidi causati da una storia d’amore finita, ma per carità, non facciamoli diventare un’abitudine, altrimenti la vigliaccheria trionferebbe sul coraggio di affrontare la vita in maniera matura e adulta. Evidentemente il nostro amico Will Shakespeare aveva una visione forse fin troppo tragica dell’amore, come di un qualcosa talmente alienante che l’unica soluzione per porre fine ai tormenti era morire. E infatti…Vi lascio una quindicina di minuti circa per pensare a quante storie d’amore raccontate da William Shakespeare sono poi terminate con una tragica e catartica morte…

Cosa vi dicevo? Non occorre nemmeno specificare per quale motivo in cima a tutte le liste ci sia sempre e solo Romeo e Giulietta, la più romantica storia d’amore di tutti i tempi, che però, dopo una sfrenata passione, promesse eterne e lacrime a fiumi, anzichè vederne la luce alla fine del tunnel, Will pensa proprio che non ci può essere davvero soluzione allo strazio di quei due quindicenni fulminati e anche un po’ sfigati, permettemi la licenza poetica. Ai tempi di internet, o anche solo dei telefoni cellulari, il tragico epilogo dei due amanti di Verona si sarebbe potuto risolvere con un banale sms del tipo: “Romeo, frate Lorenzo mi ha fatto bere una brodaglia che mi fa sembrare morta ma in realtà sto solo dormendo, quindi evita di passare dallo speziale e lascia stare i pugnali. Ci vediamo nella tomba di famiglia domani sera alle otto, ok? Un bacio, Giulietta”.

Per rimanere in tema di fulminati, vogliamo parlare di Amleto? Quello ha iniziato a parlare di morte dalla prima pagina, quella poveretta di Ofelia l’ha fatta andare fuori di testa con i suoi discorsi crepuscolari, lei che voleva solo andare a cena con lui e conoscere i suoi, magari sarebbe bastato anche solo un cinema. Non c’era bisogno di mortificarla così, in quel modo. Vi sembra carino andare a consigliare ad una ragazza che vi piace di chiudersi in convento per non generare altri peccatori? Nemmeno la più sagace delle donne sarebbe riuscita a leggerne il vero significato, del tipo “ho appena subito una grave perdita, scusami sono un po’ confuso, ho bisogno di tempo”. Ma di nuovo Will, per non perdere le buone e sane abitudini, decide di alleggerire l’animo straziato della giovane facendola annegare in un fiume. Mah, io piuttosto avrei convinto Amleto ad andare in terapia di coppia, magari sarebbero riusciti a risolvere anche quel piccolo problemino che aveva lui con la madre…

Otello il Moro poi li batte tutti, comportandosi come un qualsiasi bulletto da balera: ma come, al primo pettegolezzo che ti arriva all’orecchio, tu cosa fai? Gli credi e uccidi tua moglie? Ma dai, è da prima pagina del Resto del Carlino, da “Pomeriggio sul 2”, da plastico di Bruno Vespa. Un po’ di classe, caro Will, che diamine, ma dove è finito il dialogo? Il teatro è fatto di dialogo, tu sei stato e sempre sarai il re indiscusso dei drammaturghi, e quello che fai mancare tra i tuoi protagonisti è proprio un po’ di sano dialogo di coppia? Troppo facile, Will, farli morire tutti ed evitare loro l’elaborazione del lutto causato da una storia d’amore finita. Lo sai bene anche tu, fa parte della vita, aiuta a crescere, a scappare di fronte al dolore saremmo capaci tutti, chi non vorrebbe evitare le piaghe sanguinolente causate da un amore finito?

Ma non preoccupatevi, c’è chi è riuscito ad arrivare prima di Will Shakespeare a raccontare i paradossi dell’amore, e in maniera quasi profetica è stato in grado di delineare più di duemila anni fa la tipologia di maschio italiano del tipo “mordi e fuggi”. Nell’Eneide infatti, Virgilio racconta un episodio di amore finito con lui che scappa da lei dopo averle promesso amore eterno: la storia di Enea e Didone. Analizziamo in breve la loro storia: Enea arriva a Cartagine bello come il sole con la spavalderia che lo contraddistingue; Didone, che non vede un uomo da quando il fratello le ha fatto fuori il marito a Tiro, se ne innamora perdutamente. Lei sogna il matrimonio felice, lui una sveltina nella spelonca; Didone, ormai ebbra d’amore e confusa dalle pressioni di Enea nascoste da continue adulazioni e promesse di fedeltà, cede alle sue lusinghe, con la visione già proiettata sulla lista di nozze e le bomboniere da ordinare. Quali sono state le parole di Enea il giorno successivo? “Scusa, mi sa che hai capito male, io non ti ho mai detto che sarei rimasto qui per sempre, ho i miei amici che mi aspettano fuori, devo iscrivere Ascanio a scuola e poi mia madre mi ha detto che devo andare a fondare Roma”. Povera Didone, trattata come una qualsiasi sciacquetta di periferia, se solo avessi avuto la possibilità di leggere la rubrica di Barbara Alberti forse ti saresti risparmiata di bruciare viva per uno che, già ti ha propinato le stesse squallide scuse che vengono utilizzate dagli uomini ai giorni nostri per scaricare le donne: l’opinione della madre, che è sempre e comunque più importante di quella di tutte le altre donne, gli amici, i figli di precedenti matrimoni, ma soprattutto il fatto che non si capisce per quale motivo, siano continuamente fraintesi dalle loro fidanzate.

Adesso, va bene che Virgilio è un uomo e ha dovuto difendere la categoria, ma con che coraggio hai definito Enea il “pio”?

La posta del cuore di Barack Obama

“Caro Barack, mi chiamo Silvio e ho 74 anni. Ti scrivo perchè ho bisogno di un tuo consiglio, leggo sempre la tua rubrica, sono un tuo grande ammiratore e penso che solo tu mi puoi aiutare a risolvere questo mio problema che non mi permette più ormai di dormire sonni tranquilli. Da un po’ di tempo a questa parte sono costretto a subire continue vessazioni da parte della magistratura, in particolare da quella milanese, capeggiata da una certa Ilda Boccassini, una donna terribile, crudele, assetata di giustizia, che non fa altro che gettare fango sulla mia persona. Da anni ormai tento in tutte le maniere di difendermi da queste aggressioni ma nessuno sembra voler credere alla mia innocenza, salvo i miei colleghi di lavoro e i miei più cari amici, noncuranti delle maldicenze diffuse dai media ormai quasi totalmente strumentalizzati.

Mi sono sentito dire di tutto: che sono un mafioso, un ex piduista, un dittatore, un assassino, un ladro; ultimamente poi, si sono tutti accaniti contro queste ragazze giovani e belle che di tanto in tanto frequentano casa mia. Ma che cosa ci posso fare se nonostante la mia età continuo a piacere e a riscuotere questo successo con le donne? I magistrati vogliono uccidere il mio romanticismo dicendomi che sono solo interessate al mio portafoglio, ma io non voglio credere a certe illazioni: io credo nel vero amore e il fatto che una di queste ragazze sia proprio la nipote di Mubarak, posso garantirti che è solo una coincidenza. Barack, amico mio, io voglio essere sincero con te: io non ho mai pagato queste ragazze, ma sai bene anche tu che quando una persona facoltosa come si trova di fronte a persone in gravi difficoltà economiche come queste ragazze, è suo dovere di cittadino modello aiutarle, in tutti i modi possibili. La mia generosità viene continuamente fraintesa ma nonostante tutto, amico Obama, ho deciso di continuare questa tortuosa scalata verso la santità e aiutare questo gruppo di persone che incapace di comprendere i propri limiti che non fanno altro che sfogare la propria cattiveria su di me. Ho deciso quindi di lanciarmi nella mia ultima, grande missione umanitaria: far capire ai magistrati milanesi che se riusciranno ad individuare e a risolvere il loro problema, il loro desiderio di volermi condannare ad anni e anni di reclusione verrà improvvisamente a mancare, poichè non ne sentiranno più la necessità. A questo punto, però, caro Barack, devi intervenire tu, dall’alto della tua sapienza, tu così giovane, bello e abbronzato, sei il solo in grado di darmi il giusto supporto nel portare a termine questa impresa. Quindi, amico mio, dimmi: come faccio a far capire loro che sono comunisti? Perchè è questa la grande piaga che li affligge e solo estirpando dalla loro mente il demone bolscevico saranno poi in grado di condurre una vita appagante e in totale serenità, lontani da manie di persecuzione come quella attuata nei miei confronti. Questa terribile malattia li sta distruggendo e li sta a poco a poco trasformando in dittatori pericolosi per l’incolumità di tutto il nostro Paese. Potrai quindi capire quanto possa starmi a cuore la loro salute, io, così filantropicamente votato alla salvezza dell’umanità, non posso rimanere inerme di fronte ad un pericolo di tale entità.

Aiutami Barack, perchè così non posso proprio andare avanti.”

 

Silvio B., Arcore

 

Habemus Merolam, tra color che son sospesi

Alla fine Merola ce l’ha fatta e nonostante la pioggia che ha probabilmente provocato un’affluenza alle urne maggiore del previsto, poteva andare peggio. Molti forse non saranno soddisfatti degli esiti, considerando il 30 per cento di voti totalizzato dal candidato del centrodestra, ma comunque, meglio vincere per un soffio che non vincere affatto o peggio ancora finire al ballottaggio. Confesso che la determinazione dimostrata dalla Lega nel voler piantare la bandiera verde sulla nostra bella Bologna mi ha spaventata, riportandomi ai tempi del telefilm, i Visitors, alieni che volevano invadere il mondo sotto mentite spoglie umane. Io li ricordo verdi, o comunque qualcosa di verde ce l’avevano, forse la lingua…

Bene, ora che abbiamo ottenuto la bicicletta, è tempo di pedalare. Riusciranno i nostri eroi a portare a termine almeno un mandato senza cadute di stile oppure succederà qualcosa come al solito che non farà altro che diminuire ancora di più quel po’ di stima che i bolognesi continuano ad avere nelle amministrazioni di centrosinistra? Ovviamente stiamo tutti con le dita dei piedi ritirate, come si usa dire, almeno per i primi mesi. Superato il tempo massimo che è servito a Delbono per essere rispedito al mittente, allora potremo tutti tirare un sospiro di sollievo. A quanto pare comunque, il Merolone è già partito con la marcia giusta, sembra pieno di buoni propositi e disponibile al dialogo con l’opposizione.

Diciamo che questa strana e inspiegabile ondata di sinistra, per quanto possa essere chiamata davvero sinistra, ha lasciato un po’ tutta l’opinione pubblica a bocca aperta. Tutto questo scetticismo dimostrato non solo da me, ma da fior fiore di giornalisti e opinionisti, deriva da una certa sfiducia nei confronti della corazzata Bersani. Quanto ci metterà la sinistra italiana a rovinare tutto? Perchè sono convinta che questa improvvisa inversione di marcia abbia stupito anche loro, che forse non pensavano di ottenere tutto questo successo alle amministrative di quest’anno. In fondo, cosa hanno fatto di così straordinario per meritare una simile e acclamata vittoria? Dice Bersani: “Noi abbiamo vinto e loro hanno perso”. Stiamo forse giocando a Risiko? Se mai riuscirete a mettere i carri armati rossi anche su Milano e Napoli, cosa pensate di fare poi? Volete andare in televisione a fare le pernacchie a Berlusconi? Vincere le elezioni non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Non basta ottenere le poltrone, occorre meritarsele. Ormai la politica per loro non è altro che un terreno di battaglia, per disfare tutto ciò che la parte avversaria ha costruito, e fare esattamente l’opposto. Un passo avanti e due indietro. E’ così ormai dal 1994, dovremmo esserci abituati. Il problema del Pd? Basterebbe che fossero un po’ più decisi, forse anche un po’ più aggressivi nel proporre le cose, invece che avanzare sempre con l’incedere di un auto dal freno a mano tirato. Non incuterebbero timore nemmeno ad una puzzola sul piede di guerra, pronta a “sganciare”. Sono contenta per Torino e per il risultato ottenuto da Fassino, ma parliamone: Chiamparino è stato un sindaco amatissimo, che però ha sempre dimostrato di avere il suo bel carattere. Fassino a volte ha anche alzato la voce, ma chi l’ha sentito? Le vongole nel mare Adriatico?

Pisapia invece sembra proprio uno che la sa lunga, un uomo che ha le idee chiare, un valido combattente che sta portando avanti un’onesta e degna battaglia. Quando una persona possiede una buona dialettica ed è in grado di controbattere con le giuste argomentazioni, i nodi vengono al pettine. La neve si scioglie, e chi appare? Una Letizia Moratti ormai alla frutta che adotta la tecnica dell’offesa, squallida oltretutto. Pisapia merita di vincere, Milano ha già scelto, a mio parere, e dovremmo rispettare le sue decisioni. Stesso trattamento anche per Napoli, che però è più dura d’orecchie e sta ancora aspettando il Messia che liberi la città dalla spazzatura. Considerando che a quanto ho capito il Messia per loro si chiama Silvio e vive ad Arcore, mi sento in dovere di fare un grosso in bocca al lupo al condottiero De Magistris e alla sua sua battaglia contro i mulini a vento, difficili anche solo da trovare in quanto sepolti da una montagna di sacchetti neri e maleodoranti.

Nessuno tocchi la “turrita”!

Ho deciso di fare campagna elettorale pro Bologna e sto per essere terribilmente politically uncorrect, perchè comincio davvero ad avvertire il pericolo Lega. Lo so, in nome della par condicio non dovrei utilizzare il web per esprimere preferenze e so anche che ciò che sto per scrivere scatenerà l’ira funesta di tutti coloro che non saranno d’accordo con me. Ma francamente me ne infischierò anche perchè non posso davvero guardare la mia città che rischia di finire in mano ai Trotas (come li ha finemente definiti Massimo Gramellini sabato scorso a Che tempo che fa) senza tentare almeno di evitarlo. Ora, tenendo presente che:

– un blog è l’unico mezzo di espressione ad essere totalmente libero e indipendente,

– Mauro Masi sarà troppo inpegnato ad inviare curricula in giro per poter prestare attenzione a ciò che scrivo io e quindi redarguirmi via telefono,

– Silvio Berlusconi sarà completamente assorbito dalla campagna per la lotta a questo male incurabile che è la magistratura milanese per poter, come Masi, leggere il mio blog e chiamarmi in diretta per insultarmi,

credo di poter manifestare apertamente tutto ciò che fa nascere in me il pensiero che il prossimo sindaco bolognese possa portare la cravatta verde.

Lo sapete chi ci vorrebbe davvero come sindaco a Bologna? Rudy Giuliani, perchè nonostante sia un conservatore, un repubblicano, si sia candidato contro Hillary Clinton e abbia sostenuto Mc Cain contro Obama, la sua politica di “Tolleranza zero” attuata nel celebre repulisti newyorchese è forse l’unica terapia che potrebbe far uscire la nostra bella città da questo pingue baratro degenerativo. Dal 1994 al 2001 infatti, Giuliani ha completamente cambiato volto a New York, concentrandosi principalmente sulla lotta contro il crimine: io ho visitato la Grande Mela nel 2004 e vi posso assicurare che ora è possibile passeggiare soli alle 4 di notte senza essere importunati da anima viva. Repressione? Beh, sicuramente per ottenere un risultato del genere è necessario un po’ di polso e sicuramente Rudy in quegli anni non dev’essere stato tanto di manica larga. Ma ho letto che comunque ha manifestato una posizione liberale su aborto e coppie di fatto e ha appoggiato la ricerca sulle cellule staminali embrionali, contrariamente al suo partito.

Ora, New York è una città con più di otto milioni di abitanti, di tutte le etnie e di tutte le religioni; Bologna ne conta al momento solo 380.000, ma vanta una cosiddetta “area metropolitana” che raggiunge un milione di abitanti. Quindi, in proporzione, se per New York ci sono voluti sette anni di cinghia stretta giulianesca, alla “turrita” dovrebbe bastare un anno per ritrovare la gloria e lo spendore perduti. Rudy, cosa fai da qui a maggio del 2012? No perchè la situazione è questa: una eventuale vincita del candidato della Lega non farebbe altro che fomentare ancora di più la xenofobia e l’intolleranza già abbondantemente vigente tra le mura cittadine, senza però ottenere i risultati di controllo dell’ordine che invece sarebbero necessari; il candidato del Pd, Virginio Merola, potrebbe anche essere la persona giusta, peccato che la sua espressione bonaria non faccia trapelare nessun intento di attuare una politica dura ma crei anzi una certa confusione con il sindaco uscente Flavio Delbono, anche lui del Pd, del quale però non abbiamo nessun buon ricordo a causa del cosiddetto “Cinziagate”; il candidato del centrodestra non lo prendo nemmeno in considerazione in quanto, dopo Giorgio Guazzaloca e le sue “gocce” in Piazza Maggiore confido in un certo buon gusto petroniano in fatto di sindaci. L’ideale sarebbe stato poterci tenere la commissaria Anna Maria Cancellieri, un mix tra Alessandra Spisni e Angela Merkel, completamente scollegata da qualsiasi partito politico, ma che in poco più di un anno di governo tecnico è riuscita a fare grandi passi.

Ma il vero non plus ultra per i bolognesi è Maurizio Cevenini, l’uomo dei matrimoni, uno di noi, sempre presente nella vita civica tra bar, stadio e feste dell’unità. E’ lui il più amato, il più conosciuto, il vero primo cittadino in quanto è un bolognese doc ed è sempre in mezzo alla gente. Un segno del destino il suo “fermo” alla corsa per la candidatura? Non lo sapremo mai, l’importante è che abbia avuto il coraggio di tornare in campo; forse, in cuor suo, sa che la sua città ha bisogno di lui…

Bologna la Dotta, Bologna la Grassa e Bologna la Rossa? Speriamo. Intanto, forza Cev.

William e Kate, anche i ricchi piangono

“Gli sms dopo le undici di sera che dicono: “dove sei?”, che significano molto di più di quello che dicono”.

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

Le storie d’amore degli altri ci sembrano sempre più belle della nostra, notiamo in loro qualcosa di magico, di straziantemente romantico, che noi non abbiamo. Guardando le altre coppie non facciamo altro che pensare a frasi stupide come “io non sono mai stata guardata come lui guarda lei”, oppure “non mi ha mai portata a fare un weekend romantico in Toscana, vuol dire che non mi ama come lui ama lei” e altre sciocchezze simili. Nemmeno un De Beers da 4.00 carati sarebbe in grado di distoglierci dall’idea che i fidanzati delle altre donne sono tutti molto più galanti, innamorati e disposti a spendere soldi in regali del nostro. Fortunatamente, a cadenza trentennale i media ci propongono un evento che ha la capacità assoluta di trasformare in squallido escremento tutte le relazioni amorose che ci circondano e che riteniamo così straordinariamente speciali: un matrimonio reale inglese. Il matrimonio reale inglese è l’evento mediatico più seguito in assoluto, tutto il mondo si ferma davanti alla televisione, qualunque cosa stia facendo in quel momento. E tutte le donne del mondo, dinanzi ad una tale favola, mentre i due fortunati di sangue blu sono impegnati a scambiarsi promesse di amore eterno, è in grado di litigare con il rispettivo partner accusandolo di non essere abbastanza “principesco” o abbastanza “fiabesco”, di non averle mai portate al cinema in carrozza o di non conoscere 1900 amici da invitare al proprio matrimonio. E’ così. E’ stato così per Carlo e Diana e sarà stato sicuramente così nel caso di William e Kate. Le faccende private dei reali inglesi a noi italiani piacciono molto, forse perchè in teoria il nostro corrispondente italico dovrebbero essere i Savoia che di romantico non hanno nulla tranne la moglie francese di Emanuele Filiberto; peccato che quest’ultimo dopo la pubblicità dei sottaceti e la partecipazione a Sanremo abbia ucciso in noi ogni tipo di emozione. E’ inutile, pensare ad un principe che si sposa farebbe diventare sentimentale anche il più scettico dei cavernicoli, soprattutto se la sposa in questione è una che la corona se l’è davvero sudata. Ma come, dopo essere stata scaricata davanti al mondo intero, lei come una leonessa si rialza e mette in pratica la tecnica “L’hai voluto tu”? Per chi non lo sapesse, la tecnica de “L’hai voluto tu”, attuata dopo essere state lasciate, consiste nel farsi vedere in giro per locali da ballo splendide splendenti con abiti succinti e sorrisi smaglianti, in modo da far arrivare al diretto interessato un messaggio che faccia intendere che si è perfettamente in grado di vivere bene anche senza la sua reale presenza a fianco. Colpito e affondato. Il principe torna a reclamare le sue grazie dopo neanche un anno, le regala l’anello della madre e la sposa. Molti l’hanno definita “falsa e costruita”, altri “interessata solo ad arrivare a Buckingham Palace“. Io la trovo semplicemente in gamba, una vera donna che ha saputo mette in pratica una delle tante teorie, astuzie, regole per vivere felici che ci ostiniamo a leggere su Donna Moderna: riprenditi quello che è tuo in dieci piccole mosse. E’ sveglia, Kate, sapeva di conoscere il suo pollo e non si è lasciata scoraggiare dalle pallide motivazioni che William le ha fornito a giustificazione della rottura. Come dire quindi: se l’amore è vero, non c’è pausa di rilfessione, esercito, nonna Elizabeth un po’ ingombrante che tenga. E’ opportuno però spezzare una lancia a favore anche del bel principe: dopo la tragica esperienza della madre, sposa ventenne eccessivamente colma di romanticismo e sogni fiabeschi, tradita dal marito con una che viene continuamente scambiata per uno dei cavalli di corte e per ultimo vittima di un “presunto” incidente stradale a 37 anni, non si è lasciato minimamente influenzare da tutto questo, ne ha preso le dovute distanze e ha intrapreso in autonomia il suo percorso. A quanto pare, deve proprio aver fatto tesoro del consiglio di Diana:  “se nella vita trovi una persona che ami devi tenerti stretto quell’amore”.

Anche i ricchi piangono quindi, o hanno pianto? Certezze non ne ho, tranne una: anche i ricchi reali, per scaricare una ragazza senza vere motivazioni, utilizzano la scusa universalmente banale della “pausa di riflessione”.

Alla faccia della normalità.