Archivio mensile:novembre 2011

12 novembre 2011. A Silvio

Ei fu.

Solo quando perdi qualcosa, ti rendi finalmente conto di quanto fosse importante. E tu Silvio lo eri, lo eri davvero tanto. Lo eri perchè da quando non ci sei più, non sappiamo di che parlare, lo eri perchè la tua fantasia, la tua ironia, la tua continua voglia di scherzare ci riempiva continuamente la vita. Non ti abbiamo capito, questa è la verità. Non ti abbiamo capito quando al G8 alla prima foto di gruppo hai fatto le corna, non ti abbiamo capito quando al Parlamento Europeo hai dato del kapò a Schulz, non siamo stati in grado di capirti nemmeno quando hai tentato di salvare Ruby facendola passare per la nipote di Mubarak. Un genio incompreso, un disadattato, troppo per un popolo come il nostro, che disdegna quello che ha, che non sa apprezzare le proprie ricchezze. Silvio, Cavaliere del lavoro, nel 1994 ci hai conquistati offrendocene un milione, di posti di lavoro, dicendo che saresti sceso in campo, diventando uno di noi. E ora guarda, guarda come ti abbiamo dimenticato, come ti abbiamo relegato nei banchi di Montecitorio, come uno qualunque  a litigarsi la sedia con altri sei-sette ex ministri per votare.

L’Europa ci ha derisi, Silvio mio, mentre tu cercavi di difenderti raccontando barzellette e dando affettuose pacche sulle spalle, ma l’umorismo è per pochi, come tu ben sai, non tutti hanno l’eterno fanciullo dentro come tu invece hai sempre dimostrato di avere, in ogni occasione, istituzionale o informale che fosse: per te, un vertice con i capi di stato europei o un bunga-bunga ad Arcore non aveva nessuna differenza perchè tu sei così, metti tutti sullo stesso piano, non ami le differenze e ogni occasione è buona per scambiarsi una battuta, per fare festa, per non pensare ai problemi. La vita è già abbastanza triste, caro Pinocchio dei giorni nostri, e tu non hai mai voluto che la tua lo fosse, per questo hai sempre fatto sì che il tuo Parlamento fosse pieno di Lucignoli, pronti ad organizzarti qualche bella festa con qualche fata turchina, possibilmente giovane e di bell’aspetto. Mi piace ricordarti così, come un vero Peron italiano che ha cercato di farci coraggio, come se il peggio fosse passato, tranquillizzandoci dicendo che la crisi non c’è, che i ristoranti sono pieni e gli aerei pure. Come Maria Antonietta non fu capita dal popolo francese quando consigliò loro di mangiare brioches in mancanza del pane, anche tu Silvio caro, Presidente, Unto del Signore, hai dovuto farti da parte, in un momento storico in cui ancora non siamo arrivati alla Rivoluzione e democraticamente abbiamo deciso di lasciare la tua testa al suo posto, ma Silvio credimi, ho sofferto nel vedere le piazze italiane affollarsi di gente che urlava, che piangeva, che rideva, che festeggiava la tua caduta. La fine di una dittatura, una lunga dittatura durata 17 anni, come quando cadde Saddam Hussein o Gheddafi, o il Muro di Berlino. Mai al mondo, avrei pensato di assistere ad una scena simile, anche perchè mai l’avevo vissuto, qualcosa di simile.

E’ finita così Silvio, presidente operaio, dopo tanti sacrifici, dopo tanti processi evitati, dopo tante risate, mentre la stampa estera, che tu tante volte hai accusato di essere comunista e quindi di tramare alle tue spalle, sbeffeggiava il nostro Belpaese, dopo che Merkel e Sarkozy ci hanno pubblicamente trattati come lo zimbello d’Europa, dopo aver fatto infuriare anche un uomo serafico come Barroso, la tua avventura a Palazzo Chigi è giunta al termine. Per mano di un comunista, peraltro. Vedi caro Silvio come sa essere ironica la vita, ironica proprio come te: ciò che tu hai sempre cercato di combattere, di eliminare totalmente dal paese, alla fine ti si è rivoltato contro. E il compagno Napolitano è proprio colui che ha messo la parola fine sul tuo mandato.

Ma cosa ne sarà di noi Silvio? Come faremo adesso, senza di te, ad andare avanti? Dicono che il governo Monti risanerà le casse dello Stato e ci aiuterà a superare la crisi economica, ma cosa mi dici di tutti quei comici prima pieni di lavoro e materiale da proporre e ora disoccupati, su una strada? Crozza, Cornacchione, Littizzetto: per anni hanno vissuto grazie a te, alle tue battute, mentre ora non sanno cosa fare, chi far divertire. Devi vedere che tenerezza che fanno, mentre cercano disperatamente di trovare una fonte di ispirazione nelle dichiarazioni di Monti ma niente, nessuno ride più. Questo Paese Silvio sta cadendo in depressione, perchè non ci sei più tu a dargli un motivo per sorridere di fronte alle difficoltà, per trovare il lato comico in ogni cosa, anche la più drammatica. La verità, Silvio, è che senza di te nulla è più come prima. Smetteremo di guardare Ballarò e Santoro, le trasmissioni di dibattito politico saranno costrette a chiudere perchè troppo serie, troppo noiose; a chi interesseranno, ora che parleranno solo di politica? Quando c’eri tu, anche L’Infedele riusciva ad essere avvincente; adesso, saremo costretti a dirottare la nostra attenzione su intrattenimenti più leggeri, come L’Arena di Massimo Giletti, con la speranza che Cristiano Malgioglio riesca a fare quello che un tempo spettava a te. Vedi Silvio, ancora una volta devo farti notare quanto possa essere assurda la vita: ti hanno tanto accusato di aver creato il più alto tasso di disoccupazione, ma nessuno ha mai notato invece quanto lavoro hai dato tra comici, giornalisti e conduttori? Cosa scriverà ora Travaglio? Si limiterà forse, come farà Crozza d’altronde, a prendere di mira Bersani e qualche volta Renzi. Perchè tutto il resto, purtroppo, è noia.

Annunci