Archivio mensile:febbraio 2012

A love story. Capitolo 6: la sindrome di Liz Taylor

Qualche settimana fa ho letto su Vanity Fair un articolo su Jennifer Lopez e la sua rovinosa vita sentimentale. In dieci pagine, la giornalista ha raccontato della sua parabola amorosa, dal 1997 ad oggi, fatta di tre mariti e qualche fidanzato qua e là più o meno noto al grande pubblico. Come dire, niente di nuovo sul fronte hollywoodiano, se non fosse per una dichiarazione della cantante che mi ha lasciata un po’ interdetta. Pare infatti che l’ultimo consorte sia stato scaricato in quanto “il sentimento che ti lega a tuo marito dovrebbe essere all’altezza di quello che ti lega ai figli, e invece non lo è” (dichiarazione ufficiale di J.Lo. a Vanity Fair del 12/10/11). Il recente divorzio da Marc Anthony quindi, il terzo marito della serie, sarebbe stato conseguenza dell’arrivo dei figli che hanno fatto capire alla diva che non avrebbe mai amato il marito come ama i suoi due adorati gemelli. E dove sarebbe la novità scusi, miss Lopez? Sono due tipi di amore completamente diversi, lo sanno tutti, anche chi non ha figli. E quasi tutti sanno che non è sensato paragonarli, i due tipi di amore, perchè hanno un’origine totalmente differente e scopi, se vogliamo chiamarli così, decisamente differenti. Il fatto è che nessuno dovrebbe porsi questo problema, nel senso che nessuno dovrebbe interrogarsi sulle tipologie d’amore che andiamo ad incontrare nella nostra vita e quale delle due sia più sincera dell’altra. Ma andiamo avanti perchè non è la prima volta che la Lopez rilascia dichiarazioni di questo genere. Sul numero 5 del 2011 infatti, Jenny from the Block ammise che “quando hai figli, inizi a farti delle domande sul sentimento che ti lega al tuo partner, e che dovrebbe essere altrettanto puro e incondizionato, ma non lo è”. Non riuscendo esattamente a capire che cosa volesse dire la Lopez con “sentimento puro e incondizionato”, ho chiesto ad alcune amiche psicologhe, S., A., A.L. e F. di darmi la loro opinione sull’argmento:

A: Io non ho esperienza di amore filiale, però ad esempio l’amore che sento nei confronti di mio nipote è chiaramente un amore particolare. E’ chiaro che se una donna lascia un uomo perché pensa che l’unico amore puro e trasparente sia quello dei figli e che non può esistere di altro tipo forse dovrebbe interrogarsi: l’amore per un uomo è un amore che cambia nel tempo, che non potrà sempre essere uguale a se stesso, quindi sarà passione all’inizio poi col tempo sarà solo amore compassionevole che è quello che tiene due persone unite fino alla fine semplicemente per il piacere di stare assieme.

S: Credo che l’amore fra due persone adulte si basi su una differenza che è quella fra il maschile e il femminile quindi pensare che possa esserci un amore incondizionato ed eterno fra di loro è già di per sè un errore di significato che si attribuisce a questa parola. Pretendere che esista un amore perfetto, che ci possa essere qualcuno disposto ad amarci in maniera incondizionata è una maniera di vedere le cose un po’ narcisistica, quindi penso davvero che l’amore incondizionato sia un qualcosa che si possa provare soltanto per i figli. Sono inoltre d’accordo con A. sul fatto che forse sia il caso di interrogarsi, cioè chiedersi perché si è alla ricerca di questo tipo di amore. La cosa più difficile sicuramente è accettare che i sentimenti siano finiti, nel senso di limitati; forse è questo il motivo che ha spinto J.Lo. a lasciare il marito. Sarei curiosa di vedere i figli come stanno e come staranno, fra qualche anno…

Perché, cosa vivono i figli che si sentono addossati di questa responsabilità?

S: Potrebbero pensare di non riuscire a farsi una propria vita perché impossibilitati a lasciare la madre o comunque il genitore che altrimenti rimarrebbe senza amore. Se sentissi di essere l’unica fonte di amore di mia madre forse farei fatica a farmi una vita mia…

A.L: Prendiamo invece in considerazione questa ipotesi: mettiamo che J.Lo abbia incontrato e sempre lasciato un sacco di uomini perché ama male, o si fa amare male. Poi, una volta diventata madre, abbia capito per la prima volta di cosa voglia dire amare, provare l’incondizionato desiderio che il proprio figlio stia bene, di volerlo proteggere. In quel momento potrebbe aver pensato che nessuno l’ha mai amata così. Allora in questo senso, una persona potrebbe andare in crisi ma non perché si rende conto che esiste solo l’amore filiale, ma perché magari l’amore filiale l’ha messa a contatto con l’amore facendola riflettere sul fatto che forse quello che aveva sempre avuto con gli uomini non era amore. Quindi potrebbe aver capito di non aver mai amato e di non essere mai stata amata.

S: Neanche dai propri genitori a questo punto perché se l’amore filiale rispecchia quel tipo di amore che però a quanto pare lei non aveva mai conosciuto vuol dire che evidentemente non l’ha mai neanche ricevuto quando invece avrebbe dovuto.

Quindi è possibile che una persona che non ha mai amato nella sua vita che improvvisamente si trova fra le braccia un figlio senta quel trasporto che gli viene da dentro che è un sentimento totalmente sconosciuto e che lo porta a chiedersi: ma allora quell’altro di prima cos’era?

S: A volte si amano gli altri per amare sè stessi, ci sono delle forme di amore che sono rispecchiamento, amore per il proprio essere…

Un po’ arida come cosa, anche perché il figlio non te lo scegli ma ti arriva, ti ama perché comunque ha bisogno di te: fa quasi pensare ad una sorta di protezione, perché comunque l’amore fra adulti comporta anche sofferenza mentre amare il proprio figlio e basta rende immuni dalle sofferenze.

A.L: Secondo me un figlio non ti ama perché ha bisogno, un figlio ti ama davvero nel tempo se tu a tua volta lo hai amato totalmente, per quello che è lui non perché hai avuto bisogno di lui. Questo è l’amore, se sei riuscito a volergli bene comunque, allora tuo figlio ti amerà, altrimenti ti vorrà bene, avrà bisogno di te ma non ti amerà, davvero.

A: Credo comunque che anche l’amore filiale abbia delle sfumature, ci sono delle donne che abbandonano i figli e quindi questo amore forse non ce l’hanno; non penso sia un sentimento uguale per tutti. Da come siamo partiti sembrava un sentimento universale ma in realtà potrebbe non esserci o esserci con altre sfumature, così come anche l’amore verso i genitori può essere più profondo se ci si sente accettati e rispettati, diversamente è un amore che è macchiato dalle sofferenze, dalla non accettazione.

Ma allora con il termine incondizionato cosa si intende? Cosa vuol dire amore incondizionato?

A: Accettare l’altro per quello che è senza condizioni, così com’è e non come ci si aspetta che sia, come lo si  immagina, come lo si idealizza, con determinate caratteristiche, ecc…

F: Questo in linea teorica perché nella pratica spesso non c’è, spesso i genitori ripongono nel bambino le proprie aspettative, i propri sogni ma a volte anche aspettative pesanti. Nella teoria l’amore incondizionato può essere soltanto quello fra genitore e figlio perché l’amore fra persone adulte è condizionato, cioè io ti amo se tu mi ami, quindi l’amore che lega due persone adulte non è incondizionato. Ci hanno sempre detto che l’amore dei genitori è quello di amare per lasciare andare mentre l’amore tra due persone adulte è del tipo ti amo e ti trattengo. Spesso è un’alibi dietro la quale certe persone possono trincerarsi non rispetto all’amore che possono dare ma rispetto a quello che possono ricevere. Ho sentito tantissime pazienti dire che hanno fatto un figlio perché sentivano che soltanto da lì avrebbero preso quell’amore incondizionato, quindi ne parlavano in questo senso, nel senso di ricevere che è un carico per un figlio enorme perché molto probabilmente la madre non lo lascerà mai andare. Sono uomini e donne, questi, altamente sfiduciati nei confronti dell’amore. Anche questo è amore condizionato, perchè non è sano: possiamo dire che l’amore incondizionato è una forma più sana di amore.

Le persone quindi che hanno bisogno dell’amore del figlio sono persone con un’autostima molto bassa, nel senso che pensano di non poter essere amati da nessuno ma solo dal proprio figlio che li accetta per quello che sono; un po’ come il cane ama il padrone…

S: E’ fondamentalmente un debito d’amore, nel senso che alla fine il figlio è una parte di te, quindi chi meglio di un pezzo di me potrebbe amarmi? E’ una forma estrema di narcisismo, cioè amare un qualcosa che è te. L’amore sano incondizionato ti lascia andare, mentre l’investimento narcisistico non ti lascia andare. L’amore filiale non ha niente a che fare col narcisismo, quello di cui stiamo parlando è una forma alterata.

Quindi un figlio che cresce in una famiglia dove non c’è scambio di amore tra i genitori ma tutto l’amore viene riversato da uno dei due genitori se non da tutti e due su di lui, la sente questa assenza di amore tra i genitori e quindi il carico su di sé?

S: Beh, sicuramente potrebbe sviluppare delle nevrosi, perché comunque non triangola, sente di far coppia con uno dei due genitori, di conseguenza non sente la “coppia” genitori.

Non smettere di cercare quindi, J.Lo, non è detta l’ultima parola (tua)…

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La difficile e fraintesa carriera del signor M

“Al diavolo il tempo che ho perso inutilmente
le feste comandate i regali azzeccati
al diavolo i comuni mortali fare su e giù per le vie del centro
al diavolo le conference call i social network gli arrampicatori sociali
i vernissage pieni di umani intenti a sorseggiare cocktail annacquati
al diavolo acid jazz lounge music il sushi del venerdì e il brunch la domenica
il futuro appartiene a chi ha il coraggio di essere differente”.

Banale, di una banalità ammorbante iniziare un post con una specie di monologo alla 25° Ora di Spike Lee che però altro non è che lo spot di un Suv da 35 mila euro, molto banale di questi tempi, ma anche molto radical ( i primi a criticare i vernissage e i brunch ma i primi a frequentarli assiduamente). Dunque di cosa voglio parlare? Dei radical, dei Suv o dei 35 mila euro che non ho e che non avrò mai per comprare un auto? Parlerò della banalità in generale, che però è abbastanza banale parlarne perchè chi parla della banalità finisce poi per essere banale a sua volta. Comunque, anche la suscettibilità è banale, come lo è la moralità e il dover essere continuamente politicamente corretti. Nell’era berlusconiana i talk show politici erano popolati da segretari, sottosegretari e deputati al Parlamento dalle bocche piene di frasi fatte: “Gli italiani non arrivano alla fine del mese”, “Dobbiamo garantire un futuro ai nostri giovani” . Ora, nel post Berlusconi, il Presidente del Consiglio Mario Monti irrompe sulla scena di Matrix lo scorso giovedì 2 febbraio distruggendo tutti i clichè:

«Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di creazione di consapevolezza, perché il mondo non è più quello che era dieci anni fa. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia, un posto fisso per tutta la vita. E’ bello cambiare, avere delle sfide, purché siano accettabili».

A costo di creare la polemica delle polemiche, mi viene da dire: ma cosa c’è di tanto offensivo in questa affermazione? Ma le coppie sposate da poco fresche di viaggio di nozze si offendono se Raffaele Morelli o Paolo Crepet vanno in televisione a dire che l’amore eterno non esiste? Chi si è sposato e ha pronunciato frasi come “prometto di amarti e onorarti per il resto della mia vita” si è mai offeso sentendo qualcuno dire che non è possibile giurare amore eterno perchè l’amore può finire? Quindi perchè offendersi se il signor M dice che dobbiamo (mi ci metto in mezzo anche io che ormai, a quasi 34 anni forse dovrei smetterla di considerarmi “giovane”) abituarci all’idea che il posto fisso, eterno, non esiste più o almeno è una rarità. L’italiano medio ha la mentalità da comunale: insegue il posto fisso per garantirsi una sicurezza eterna che gli permetterà conseguentemente di sposarsi, metter su famiglia e comprare una casa. Mutui trenetennali, quarantennali, accesi a 30-40 anni che significano quindi che la casa sarà effettivamente tua quando tu orami avrai anche smesso di godertela. A che scopo quindi? Il posto fisso per alleggerirsi l’anima, per poter dire “ok, sono sistemato”, per non pensare più a niente. Credo che il signor M sia stato per l’ennesima volta frainteso: ha voluto fare un ragionamento europeo in un Paese che di europeo non ha nulla tranne la moneta. All’estero, ad esempio in Irlanda o in Gran Bretagna, un cittadino medio cambia lavoro ogni 4-5 anni. Questo permette loro di fare una serie di valutazioni, di arricchirsi, di rimettersi in gioco, di pensare addirittura di riaprire i libri e rimettersi a studiare. Nessuno li chiama sfigati, oppure la parte peggiore del Paese, perchè rappresentano la normalità. Il cambiamento non li spaventa, la sfida li stimola ad andare avanti a sentirsi ancora vivi. Ci siamo sempre autodefiniti il Paese dei creativi, cosa ci è rimasto di creativo? Nulla, siamo terrorizzati dal cambiamento, viviamo di luoghi comuni e ci crogioliamo nelle situazioni di massa. Il precariato spaventa tutti, ma perchè non spaventa la prospettiva di fare lo stesso lavoro per sempre? Forse parlare per me è facile, che il fantomatico “contratto a tempo indeterminato” l’ho avuto, ma l’ho anche lasciato, per rimettermi in gioco, per sfidare me stessa. E’ vero, di fronte ad un tempo indeterminato anche le banche si inchinano aprendoti ogni sorta di mutuo a tasso fisso, variabile, semi-variabile, ecc..Forse dovremmo iniziare il cambiamento proprio da lì, dalle banche, dalle credenziali richieste: perchè per avere un mutuo o anche semplicemente un prestito devi dimostrare non solo di avere un contratto, ma con un’azienda stimata da secoli e secoli, che non ha mai avuto un bilancio in rosso, ma anche dei genitori che nell’eventualità possano garantire per te? Ma soprattutto, perchè il sogno americano di tutti è quello di avere un contratto per comprarsi la casa? Perchè dobbiamo ancora pensare che “i soldi spesi per un affitto sono buttati”? Perchè fare una vita di sacrifici per “avere qualcosa da lasciare ai nostri figli”? Viviamo compiendo delle tappe e se queste tappe standardizzate non vengono raggiunte ci sentiamo dei falliti e pensiamo di non poter praticamente fare nulla. Se le banche iniziassero a concedere mutui a tutti, anche ai precari, allora forse non ci sarebbero 15000 persone iscritte ad un concorso pubblico per un posto. Se gli affitti non fossero inaccessibili come sono forse ci sarebbe più movimento e forse anche i giovani sarebbero più invogliati a lasciare le case dei genitori che sono i primi a dire loro che “se devi andare in affitto allora piuttosto rimani a casa con noi fino a quando non avrai le possibilità per comprartela, la casa”. Ma soprattutto, se un lavoratore perde il posto, anche a 50 anni, dovrebbe sapere di avere la possibilità di fare ancora colloqui senza sentirsi rispondere “grazie, ma cercavamo un candidato più giovane”. Questo è un Paese dove se nasci tondo, purtroppo sei destinato a morire tondo, volente o nolente. Nessuno ti darà mai la possibilità di divenire quadrato, semmai un giorno dovesse venirti in mente. Il cambiamento deve iniziare da noi, dal nostro modus pensandi, o continueremo per sempre a fraintendere i messaggi che il signor M cerca di farci arrivare.

Questo non è un paese per giovani, signor M, sono desolata. Almeno non per come li intende lei.