Archivio mensile:febbraio 2013

A love story. Capitolo 8: Ti ho tradita ma dormivo

L’avevano sentita almeno cento volte la storia dello zio defunto, ma quando Rinaldi diceva “No, no, si era tutti a Parma” le risate e i ghigni d’approvazione salivano alti verso il cielo. Non era un’idea tanto semplice, alla fine; la storia del funerale d’un parente l’avrebbe saputa trovare chiunque, ma la classe maestosa di quel dettaglio geografico, con questo spaccato di vita familiare a Parma?

Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo

 

il-tempo-delle-melePochi giorni fa ho avuto occasione di ricordare gli anni delle superiori e immediatamente mi è partita in testa la colonna sonora del “Tempo delle mele”. Perché quando si pensa alle superiori non si pensa alla scuola, allo studio o al fatto che si era giovani e adesso lo si è un po’ meno. No, affatto. Si pensa agli scioperi, alle occupazioni, alle manifestazioni contro il Governo e alle cotte, che non erano cotte, erano tragedie greche, dove alla fine tutti muoiono, più o meno. Ricordo i dieci minuti di intervallo passati fuori dall’aula nella speranza di veder passare i vari Manuel, Luca, Gianluca, Matteo (a Bologna negli anni ’90 i nomi maschili più gettonati erano questi…), ricordo le Smemo che non si chiudevano più a libro ma anche solo dopo una settimana di scuola avevano già assunto le sembianze di una piadina ripiena di verdure gratinate del piadinaro di Gabicce Monte. Ricordo gli zainetti Invicta, come giustamente li ha ricordati prima di me il buon Enrico Brizzi in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, le schiacciatine Bottoli per merenda e il City e il Booster tra i primi scooter. Ma più di tutti ricordo la fantasia dei maschi che trovava massima espressione nelle giustificazioni per le assenze. Al raggiungimento della maggiore età è infatti consentito agli studenti di firmarsi le giustificazioni da soli e le fantasia degli alunni maschi della sezione ragioneria “Mercurio” dell’ I.t.c.s. “Rosa Luxemburg” di Bologna avrebbe fatto invidia a Breton e a tutto il gruppo dei surrealisti francesi. “Congiunzione lunare sfavorevole” è tra quelle che ricordo meglio, assieme ad una pletora di scusanti non solo imbarazzanti ma quasi quasi anche un po’ offensive. Ma i nostri ingenui ragionieri non erano altro che dei banali dilettanti, in fatto di scuse, se paragonati ai ben più scaltri e navigati studenti dell’istituto tecnico industriale “Aldini Valeriani”, istituto quasi totalmente maschile, produttore inconsapevole di racconta-favole professionisti nel settore. All’epoca, agli occhi di noi donzelle un po’ provincialotte luxemburghiane, lo studente medio delle Aldini rappresentava l’emblema del grande amore: fancazzisti irrecuperabili, audaci e tutto sommato piacenti, dotati di scooter bene o male omologato per due, quasi totalmente indigeni entro-porta e soprattutto seduttori nati, favoriti naturalmente da questa loro innata indole bugiarda. Gli studenti delle Aldini erano in grado nella mezz’ora che precede l’inizio delle lezioni di organizzare uno sciopero di massa coinvolgendo tutte le scuole del centro, anche i licei, che con gli istituti tecnici non volevano avere niente a che fare. Perciò, vista la capacità comunicativa, di fronte a dei fomentatori di folle del genere, la domanda ha incontrato perfettamente l’offerta e noi non potevamo fare altro che innamorarci perdutamente, abbandonare le aule e scendere in piazza al loro fianco, a protestare per  “la scarsa quantità di crema presente nei bomboloni del bar della scuola”, perché questa era la portata delle argomentazioni presentate dagli aldiniani.

locandinaPotete quindi capire che, se già a 15 anni si è in grado di convincere con scuse del genere (anche se convincere delle 15enni col capello crespo e le Nike Air, che pur di saltare l’ora di tedesco sarebbero andate a San Luca in bicicletta col vento contro partendo da Porta San Felice), cosa si potrà mai raccontare a 30-40 anni, alla propria compagna, di fronte ad un tradimento, per esempio, non potendo più giocarsi la carta dell’ebbrezza causa evidente superamento del limite massimo di età. Certo, a vent’anni ce le siamo bevute tutte e anche di più: se tutti i maschi che hanno usato la scusa “ti ho tradito ma ero ubriaco” avessero pagato i diritti d’autore a quest’ora il legittimo copywriter sarebbe più ricco di Donald Sutherland. L’attenuante dell’abuso di alcol scagionava qualunque adultero, immotivatamente però: perché mai dovrei perdonare il tuo tradimento solo perché non eri sobrio? Purtroppo però il perdono fa parte del catalogo di sfighe che vengono assegnate di serie alla donna alla nascita, assieme al ciclo mestruale, la certetta, la cellulite e altre prelibatezze simili. Così, bene o male almeno una volta nella vita tutte abbiamo perdonato l’avvinazzato fedifrago, venuto a chiedere perdono l’indomani con l’alitosi tipica del dopo-sbornia, spettinato, senza aver fatto la barba e incapace di intendere e di volere. A parte l’alitosi, non c’era molta differenza con gli altri giorni, ecco perché solitamente veniva perdonato senza troppa fatica. Col passare degli anni però la scusa dell’alcol è diventata inutilizzabile, fortunatamente e purtroppo la fantasia dei maschi ha iniziato anche a diventare sempre meno originale. La necessità di perdono davanti a imperdonabili tradimenti rimane, ma iniziano a scarseggiare le risorse di scuse, fino ad arrivare a banalità sfoderate in zona Cesarini che non hanno pari. “Sì è vero, ti ho tradito, ma in realtà dormivo”: in 25 anni di onorata carriera di generatore di scuse assurde non sei riuscito a trovare niente di meglio?

Se dovesse mai capitarvi di sentirvi dire una cosa del genere vi prego, chiamatemi, conosco un buon avvocato che potrà fare al caso vostro.