LA CARICA DEI 400 MILA. IL POPOLO DEL ROCK AND ROLL TANTO AMATO DA SENIGALLIA

“Il rock and roll sta andando in malora da quando è morto Buddy Holly”

American Graffiti

 

“Siete tanto delle belle persone, proprio un bel popolo”. La titolare del bagno Mascalzone, sul lungomare di Senigallia, location pomeridiana di djset durante il Summer Jamboree, parla a nome della cittadina marchigiana che da 16 anni ospita il più importante festival di musica e cultura degli anni ’40 e ’50, dichiarando il proprio amore e la propria gratitudine nei confronti di una manifestazione in grado di muovere un indotto tale da creare beneficio per tutti, dal primo all’ultimo. E io che pensavo che Senigallia non ne potesse più dell’invasione barbarica estiva, arrivata quest’anno a toccare una punta di 400 mila persone, di cui solo in parte (che sta diventando sempre più minima) composta da veri intenditori, il cosiddetto popolo del rock and roll di cui si parlava prima. “Il festival è molto cambiato: una volta c’erano gli habituè per la maggiore, e alcuni curiosi che venivano a vedere di cosa si trattasse. Oggi purtroppo viene interpretato molto come una ‘carnevalata’”. Tra ragazzini “bretellati” e fanciulle in gonna a ruota di raso rosa a pois non so cosa mi abbia stancato di più, ma non voglio certo fare della polemica: il festival è stato un successo in questa sedicesima edizione che ha voluto rendere omaggio al grande Jerry Lee Lewis invitando sul palco centrale del Foro Annonario martedì 4 agosto la sorella, Linda Gail Lewis, sorridente e spontanea nei suoi 68 anni, che ci ha regalato un’indimenticabile tributo al piano e numerosi bis prima di lasciarci così come è arrivata, con la sua borsetta e un saluto accennato con la mano. Prima di lei sullo stesso palco sono saliti i Backseat Boogie, band milanese che seguo assiduamente, dalla loro esibizione al bagno Boca Barranca di Marina Romea (Ra) nel 2013. Se lo sono proprio meritati il palco centrale, che considero un po’ un traguardo in crescita; questo vale anche per il Cialtrontrio, che fino a due anni fa si esibiva per strada in via 2 giugno, mentre quest’anno ha avuto l’onore di chiudere il festival domenica 9, prima di lasciare il posto al russo Denis Mazhukow, pianista talmente talentuoso che pare abbia suscitato ricordi giovanili nello stesso Jerry Lee.

Sfortunato invece Slick Steve & the Gangster: pioggia al Boca Barranca, sempre nel 2013, pioggia sabato 1 agosto, giorno della loro esibizione al Kraken Stage nei giardini della Rocca Roveresca: questo non ha comunque impedito una performance incantevole, perfettamente in linea col loro stile, musicale ma con punte di giocoleria da strada. Nonostante tutto, grazie a questa capacità di intrattenimento di Steve, da vero animale da palcoscenico, rimane una delle mie band preferite, proprio per questa originalità, un tocco in più che la rende unica.

Arrivando ai pezzi forti del festival, non poteva non suscitare entusiasmo totale l’esibizione di Bobby Brooks Wilson, figlio di Jackie Wilson, in apertura del festival: a metà strada tra Muddy Waters e James Brown, con un look vagamente seventies e un faccino fresco che nasconde tutti i suoi 56 anni. Poco d’impatto Gianni Dall’Aglio e i Ribelli, partito con qualche brano tributo al Molleggiato Adriano Celentano, conclude con un medley di successi stra-inflazionati e un frontman in t-shirt sgualcita davvero poco elegante. Campione d’eleganza invece, assieme alla ormai rodatissima house band The Goodfellas, che con grande stile e professionalità accompagna la maggior parte degli ospiti della kermesse, rimane il quintetto vocale The Velvet Candels: fil rouge di questa edizione, tra cori ed esibizioni da protagonisti non hanno mai stancato grazie al loro meltin’ perfetto di voci.

Il mio debole per gli inglesi è stato confermato e soddisfatto domenica 2 agosto con la Moondogs R’N’B Revue: Jackson Sloan che è ormai una certezza e Laura B che incarna la diva ammaliatrice alla Rita Hayworth.

Non possono mancare le cadute di stile: Gary U.S. Bonds, altra stella attesissima di questa edizione, prima fa una gaffe dimostrando di non sapere chi fosse Jackson Sloan, sul palco in veste di corista, poi dimentica di citarlo nelle presentazioni finali dei musicisti. Forse l’ho notato solo io, anzi sinceramente lo spero…

Deludente, e lo dico con grande rammarico, il concerto di Greg, Max Paiella & The Jolly Rockers, durante il Big Hawaiian Party: memore della spassosissima esibizione dell’anno prima con The Frigidaires, ho trovato invece una band arrangiata in una location diventata ormai appannaggio di una pletora di adolescenti molesti totalmente ignari di ciò che li circonda.

La ciliegina sulla torta invece è stata una band passata in sordina che ha proposto un repertorio quasi totalmente italiano, con successi come Conosci mia cugina, Signorina Maccabei e Maramao perché sei morto. Lo so, è un festival di cultura americana, ma ho sempre sottolineato la grave assenza di una componente italiana che finalmente, grazie alla formazione veneta The Western Spaghetti, è stata doverosamente e in maniera molto spiritosa colmata.

Credits: Alessia Ravaldi ph.

Credits: Alessia Ravaldi ph.

Concludo con un’immagine che vorrei tanto diventasse lo scopo primario di questi jamboree: una sera, ai giardini della Rocca, spulciavo tra cd e vinili in uno stand di un venditore francese, mentre si avvicinano due ragazzine che timidamente chiedono consiglio su una compilation di successi rock and roll. L’intento didattico è stato superato: su 400 mila persone, forse l’anno prossimo ce ne saranno due in meno che verranno a Senigallia per “vestirsi anni ‘50” e due in più ad apprezzare la buona musica che non tramonterà mai.

Rock and roll is pure love.

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